Dietro ogni oggetto c’è un pensiero. Intervista a Defne Koz

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Defne Koz

“Un designer dovrebbe sapere che gli oggetti possono diventare lo strumento di un rito esistenziale.” Pare proprio che Defne Koz, abbia fatto tesoro di questa affermazione di Ettore Sottsass, di cui è stata allieva. Nata in Turchia, formatasi in Italia e ora, da tempo, stabilitasi negli Stati Uniti, questa designer che vanta collaborazioni importanti con marchi quali Nude, FontanaArte, Foscarini, Alessi, Replastic, Egizia, Mobileffe, WMF, Nurus, Derin e Gaia&Gino, cura da qualche anno il progetto 1400º Mitterteich, brand di design che propone un tableware di design contemporaneo e sofisticato, abbinato a una produzione di grande qualità. Per questo marchio, ancora in cerca di un distributore italiano, durante la scorsa Design Week di Milano Defne Koz ha curato la mostra “The Theater of Food” nel corso della quale sono state presentate 6 collezioni per la tavola gourmet da lei disegnate in collaborazione  con importanti chef. Per saperne di più su questo stimolante progetto e sulla filosofia progettuale che caratterizza molti suoi oggetti dedicati alla tavola, l’abbiamo incontrata.

Può illustrarci, in breve, il progetto “The Theater of Food”?
È un progetto che ho sviluppato in collaborazione con importanti chef e che si è tradotto nella realizzazione di 6 diverse collezioni pensate per ristoranti, hotel, per la casa e anche per l’ufficio. Ho creato 176 piatti di varie dimensioni perlopiù tondi, ma anche ovali e alcuni con forme libere, organiche. Sono affascinata dalla haute cuisine e in particolare dall’arte del “plating”, l’impiattamento. Lavorare a stretto contatto  con gli chef mi ha aiutato a capire le loro esigenze. I cuochi, come gli artisti che dipingono su una tela bianca,  impiattano le loro ricette con la massima cura, poiché l’aspetto di un piatto è importante quasi quanto il suo gusto.

Questo progetto, mi pare dimostri l’importanza che lei attribuisce al mondo della tavola in quanto espressione di una ritualità e di una convivialità che vanno preservate, soprattutto in un periodo come il nostro in cui il piacere dello stare a tavola circondati da servizi eleganti pare essersi un po’ perso…
È vero che molti stili di vita contemporanei prevedono la consumazione del cibo in maniera distratta e veloce, ma per me il cibarsi, continua ad essere un rituale molto importante. In famiglia pranziamo e ceniamo sempre seduti intorno a una tavola curata e imbandita a dovere.

Pensa che il suo approccio al design sia cambiato nel corso del tempo?
A livello formale non direi. Ho mantenuto quello stile minimalista che avevo agli inizi e quell’approccio narrativo al progetto  che nasce dal desiderio di raccontare attraverso i miei oggetti delle storie. L’unica cosa che forse è cambiata riguarda l’utilizzo dei materiali.  La porcellana ad esempio oggi viene ottenuta attraverso composizioni diverse e questo consente finiture inedite…

È stata allieva di Ettore Sottsass, Qual è la cosa più importante che le ha insegnato?
Sicuramente molte, ma se dovessi sceglierne una direi che mi ha  insegnato che dietro ogni cosa che viene progettata c è una filosofia molto profonda. Creare un oggetto significa prendere in esame numerosi aspetti: dalle sue proporzioni al suo uso, dal suo peso alla sua collocazione nell’ambito domestico e potrei continuare.

Da oltre dieci anni vive negli Stati Uniti. Questo ha influenzato il suo modo di progettare?
No, però mi ha aperto nuovi orizzonti. In America hanno generalmente un approccio al design molto diverso rispetto a quello italiano. Sono molto pragmatici e attenti al business. Progettare, come ho già detto, significa prendere in esame vari aspetti che  diversi brand negli States spesso ignorano, a scapito della qualità del prodotto…ù

 

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