Un velluto d’altri tempi torna a splendere nella Sala Bevilacqua, grazie a un intervento durato quasi un anno che unisce artigianato d’eccellenza e tecnologia conservativa.
C’è un angolo di Milano in cui il tempo sembra essersi fermato al Quattrocento. È il Museo Bagatti Valsecchi, casa museo neorinascimentale incastonata nel Quadrilatero della Moda, dove i fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi realizzarono alla fine dell’Ottocento un sogno ambizioso: vivere circondati da mobili, dipinti e manufatti del Rinascimento italiano. Un patrimonio straordinario che oggi può vantare un nuovo capitolo, quello del restauro della tappezzeria della Sala Bevilacqua — uno degli ambienti più preziosi e intimi dell’intero museo.
L’intervento, completato nel febbraio 2026 dopo quasi nove mesi di lavoro, è stato reso possibile grazie al sostegno di Proposte — la fiera internazionale del tessile per arredamento e tendaggio in scena proprio in questi giorni a Villa Erba sul Lago di Como — insieme alla Fondazione del Tessile Italiano e alla Federazione Tessilivari e del Cappello. A eseguirlo materialmente sono stati gli esperti del Laboratorio di Restauro Tessili della Fondazione Lisio Arte della Seta di Firenze, una delle realtà più autorevoli in Italia nel campo della conservazione tessile.
Un salottino privato, una storia di fili e luce
La Sala Bevilacqua era il salotto privato di Fausto Bagatti Valsecchi. Insieme al Salone d’Onore, è uno dei soli due ambienti della casa che conservano ancora la tappezzeria originale dell’epoca. E non si tratta di una tappezzeria qualsiasi: sulle pareti campeggia un raffinato velluto riccio a doppia altezza, arricchito da filati argentati e dorati, attribuito alla manifattura milanese di Vittorio Ferrari, attiva sul finire del XIX secolo.
Il disegno si ispira ai grandi tessuti quattrocenteschi — palmette, melograni, fiori di cardo, foglie di palma — creando un repertorio decorativo che richiama i motivi rinascimentali e, grazie alla lavorazione con fili metallici, genera sofisticati giochi di luce al variare dell’illuminazione. Un effetto che oggi, dopo il restauro, torna finalmente visibile in tutto il suo splendore.
Come si restaura una tappezzeria dell’Ottocento
Il lavoro è stato tutt’altro che semplice. La prima sfida è stata la rimozione dei rivestimenti parietali, suddivisi in tredici pannelli, ciascuno dei quali ha richiesto un’attenzione maniacale per non compromettere le fibre già fragili. Lo studio approfondito del manufatto ha poi riservato alcune sorprese: sono emerse differenze dimensionali nei motivi decorativi che dimostrano come i pannelli fossero stati realizzati su misura per le specifiche pareti della sala, con velluti sagomati e adattati alle modanature delle finestre e alle irregolarità murarie. Un dettaglio che racconta la cura e l’investimento dei committenti originali.
Dopo la pulitura e il consolidamento dei velluti, la fase più delicata è stata la ricollocazione. Per evitare i danni del tradizionale sistema a chiodi — incompatibile con la fragilità del tessuto — i restauratori hanno adottato una soluzione innovativa: un sistema misto di sospensione con velcro per le parti superiori e nastro magnetico per i bordi verticali. Un approccio reversibile e rispettoso del manufatto, che guarda al futuro della conservazione.
Il restauro si è chiuso con una revisione complessiva in loco e con la definizione di buone pratiche conservative, per garantire che la tappezzeria possa resistere ai decenni a venire.
Il tessile come patrimonio culturale
L’iniziativa va ben oltre il singolo intervento di restauro. Il coinvolgimento di Proposte, della Fondazione del Tessile Italiano e della Federazione Tessilivari e del Cappello sottolinea come il settore tessile italiano — ancora oggi eccellenza riconosciuta nel mondo — si senta custode di una memoria storica che affonda le radici nel Rinascimento. Proteggere una tappezzeria ottocentesca significa, in questo senso, preservare un filo diretto con quei saperi artigianali che continuano a ispirare il design contemporaneo.
Per chi si trovasse a Milano, vale la pena fare una visita al Museo Bagatti Valsecchi e andare a vedere di persona questo angolo restaurato. A volte il lusso più autentico è semplicemente quello di stare in una stanza in cui la storia è ancora appesa alle pareti.
Il Museo Bagatti Valsecchi si trova in Via Gesù 5, Milano, nel cuore del Quadrilatero della Moda.

