Una piatto, una tazza, un cucchiaio. E dietro, settant’anni di lotta silenziosa per l’emancipazione. Dal 20 giugno al MIC di Faenza, oltre duecento opere raccontano come le donne scandinave abbiano cambiato il mondo partendo dalla cucina.
C’è qualcosa di sovversivo in un servizio da tavola. Non è un’idea immediata, eppure è esattamente ciò che la mostra Nordic Table Design. Una Silenziosa Rivoluzione Femminile (1900–1970) — aperta al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza fino al 10 gennaio 2027 — dimostra con rigore e bellezza. Curata da Fabia Masciello, l’esposizione ricostruisce sette decenni di design nordico attraverso gli occhi e le mani delle sue protagoniste: designer, artigiane, architette, imprenditrici provenienti da Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia.
Duecento oggetti, una sola storia
Oltre duecento opere — pezzi storici da musei, archivi e collezioni private, affiancati da oggetti tuttora in produzione — compongono un racconto articolato in sette sezioni. Si comincia con “Il Grande Nord”, introduzione ai valori condivisi che definiscono l’identità culturale scandinava, e si prosegue con “Bellezza per tutti”, dedicata alla nascita del design democratico nei primissimi decenni del Novecento. In quegli anni, mentre le donne iniziavano a rivendicare spazio nella vita politica e professionale, alcune di loro entravano per la prima volta nelle manifatture di porcellana come direttrici di dipartimento o come imprenditrici autonome, sfidando un sistema a dominanza maschile.
Il percorso prosegue attraverso il clima di rinascita del secondo dopoguerra (“La rivoluzione a tavola”), le trasformazioni indotte dal lavoro femminile di massa (“Il design entra in cucina”), la contestazione borghese degli anni Settanta (“Verso una nuova libertà”), fino all’omaggio alle operaie rimaste nell’ombra della narrazione ufficiale (“Una forza invisibile”). Fra i nomi in mostra — Aino Aalto, Estrid Ericson, Grethe Meyer, Ulla Procopè, Marianne Westman — figure che hanno ridisegnato non solo la forma di una teiera, ma il modo in cui una famiglia si siede insieme.
Un design che non chiede di essere ammirato
Il punto di forza concettuale della mostra è proprio il suo sguardo laterale. Anziché inseguire il design da galleria — quello che si espone, si fotografa e si vende a peso d’oro — Masciello sceglie di indagare ciò che abita la quotidianità senza fare rumore. Una ceramica per la colazione, un vassoio che si lava e si rimette al suo posto. Oggetti progettati per essere usati, non contemplati. Eppure, proprio in questa discrezione, si annida una precisa visione del mondo: funzionalità come forma di rispetto verso chi usa l’oggetto, accessibilità come scelta etica, cura come categoria progettuale.
“La tavola — scrivono i curatori — può tornare a essere uno spazio in cui esprimere valori, identità e forme di convivenza.” Una frase che suona quasi utopistica nell’epoca della monoporzione e della cena davanti allo schermo. Eppure è proprio questo anacronismo produttivo a rendere la mostra urgente.
Il legame con il Premio Faenza
L’esposizione intreccia la propria narrazione con la storia stessa del MIC. Tra il 1964 e il 1974, il Premio Faenza — prestigioso Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte — ospitò una sezione dedicata al design industriale, alla quale le manifatture nordiche parteciparono con regolarità e successo. Premi assegnati a Grete Rønning, Marianne Westman, Rut Bryk, Hertha Bengtson e Lisa Larson: nomi che ora, grazie all’ultima sezione della mostra, trovano finalmente una collocazione visibile nelle collezioni del museo. I manufatti premiati vengono esposti per la prima volta tutti insieme — una piccola restituzione storica che vale da sola la visita.
Come visitare la mostra
La mostra è aperta fino al 31 ottobre dal martedì alla domenica (ore 10–19); dal 1° novembre gli orari si riducono, con chiusura il lunedì. Dal 23 giugno al 28 luglio, ogni martedì alle 18:00 è prevista una visita guidata con aperitivo (3 euro in più sul biglietto, prenotazione obbligatoria). La accompagna un catalogo bilingue edito da Silvana Editoriale.
MIC Faenza, Info: 0546697311 — www.micfaenza.org

