Ispirazioni per vestire la casa. Simone Guidarelli

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Marchigiano, ironico, molto social (su Instagram fa tendenza), lo stylist Simone Guidarelli ha un sogno: unire i mondi che ama, in un gioco di contaminazioni tra fashion, storytelling e lifestyle

Ambienti “vestiti” come persone, con un approccio sartoriale che muove da un gusto personale reinterpretando la tradizione. Così si potrebbe descrivere la collezione Simone Guidarelli Walldesign, che riunisce tessuti da parati “deluxe” per pareti e imbottiti, presentata alla Milano Design Week dall’eclettico stylist e fashion consultant. Si tratta di otto rivestimenti sviluppati con la tecnica jacquard e dalle finiture di massimo livello, ispirati a un’ottica di “total look” domestico. Vi sono rappresentati garofani, struzzi, usignoli, arabeschi su cinque fondi di base (rosso, verde petrolio, giallo sole, arancio e bianco ghiaccio), ispirati ai disegni tessili del Fondo Renzo Brandone custoditi presso la Fondazione Fashion Research Italy (FRI) di Bologna, un archivio che contiene oltre trentamila disegni su carta e tessuto realizzati dalla metà dell’Ottocento fino agli anni Venti-Trenta del Novecento o. Abbiamo chiesto a Simone di spiegarci il significato di questa collezione, e di indicarci la sua personale via al decor e all’interior design.

Come hai deciso il “salto” dal mondo della moda a quello dell’interior design? Amo molto la moda, ma non voglio fare lo stilista e non sono un designer. Mi piace giocare con le cose e, dopo aver conosciuto il fondo Brandone ed essermene innamorato, sono riuscito ad avviare una collaborazione che mi ha permesso di utilizzare i suoi disegni e di ripensarli per il mio mondo, che è fondamentalmente giocoso, positivo, creativo.

L’OMAGGIO La collezione Simone Guidarelli WallDesign reinterpreta i disegni tessili del Fondo Renzo Brandone custoditi alla fondazione FRI di Bologna

Come si è sviluppata la collezione Simone Guidarelli Walldesign? Non volevo un risultato banale, quindi i supporti sui quali sono stati riprodotti i disegni del fondo Brandone non sono casuali. Ho scoperto il jacquard, che rappresenta l’eccellenza qualitativa, e l’ho potuto utilizzare grazie al prezioso aiuto degli artigiani della S3 Fratelli Sangiorgio, un’azienda comasca che ancora lo produce. Mi sono messo a tavolino con i disegnatori e gli artigiani e ho scelto i filati. Mi piace che il tessuto sia materico, l’idea che si possa quasi percepire il disegno anche solo al tatto. In alcuni tessuti ci sono ben 90 fili per ogni centimetro di superficie… Oltre al jacquard c’è poi la versione stampata su misto seta.

Come ti rivolgi al mercato dell’interior? Voglio indirizzarmi al mondo dei professionisti, potendo assecondare anche richieste particolari in termini di colori (per questo ne ho inseriti di speciali all’interno della collezione degli stampati). L’obiettivo è fidelizzare chi acquista e voglio farlo offrendo un servizio: il mondo dei tessuti da parati è infinito, quello che fa la differenza sei tu. Nel piccolo lusso che propongo, sono perciò importanti i dettagli con i quali presento il mio prodotto, come il packaging. Voglio anche riuscire a portare, dove possibile, chi sa valorizzare al meglio il tessuto posandolo a regola d’arte.

C’è sempre stata una contaminazione tra i trend della moda e quelli dell’interior design? Ora il legame è sempre più evidente, ma questo crea più confusione. Gli stilisti vogliono fare i designer e viceversa. Io sono un’altra cosa, non voglio fare né l’uno né l’altro, amo giocare con le ispirazioni. Ricevo continue richieste da parte di clienti che vogliono capire quali sono i trend; io indico loro solo dei “macro-trend”, perché è molto più corretto indicare chi vogliamo seguire. Spero che si torni all’individualità, alla soggettività, al fatto che un brand è testimonianza di una determinata creazione e rappresenta un’eccellenza in quello che fa.

Rispetto al mondo della moda, nell’interior non è possibile cambiare “vestito” ogni giorno: come si inserisce in casa un rivestimento così particolare? Ci sono varie soluzioni. Questi rivestimenti sono pensati soprattutto per grandi spazi, come la hall di un albergo o un ristorante, mentre in casa suggerirei dei pannelli decorativi più piccoli, che si possano spostare o cambiare. Come se si trattasse di un quadro firmato da me, con tutta la qualità che potevo metterci.

Com’è la casa di Simone Guidarelli? È bianca e grigia, o quasi. Io vivo di immagini e di colori e ho bisogno di uno spazio neutro dove non rischio di essere confuso. Ho bisogno di creare le condizioni per una pulizia mentale.

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