Essere rispettosi verso la materia. Sebastian Herkner per Nude

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Herkner è nato nel 1981. Il suo studio progetta elementi d’arredo e interni che fondono contesti culturali diversi, nuove tecnologie a lavorazioni artigianali

Si chiamano Ecrin e Beret le collezioni progettate dal giovane designer tedesco per Nude e comprendono due serie di tre contenitori in vetro con fondo pressato e coperchi colorati a forma di bolla o in ottone spazzolato. Dai colori vibranti, Ecrin prende ispirazione dalle piramidi di terra del Renon, mentre Beret ricorda i cappelli francesi, dalle tinte più tenui. Abbiamo intercettato Sebastian Herkner durante la Milano Design Week 2018.

Come è possibile innovare progettando un oggetto di uso quotidiano? Quando inizio a lavorare a un progetto, considero importante pensare fin da subito al mio possibile uso personale dell’oggetto: come vorrei fosse utilizzabile nella mia casa? In Nude ho riscontrato grande expertise e conoscenza della produzione e dei materiali, per cui è stato semplice instaurare un rapporto di collaborazione per sviluppare progetti belli e pratici insieme. L’alto standard che si ottiene con l’utilizzo di un materiale come il vetro rende i progetti Ecrin e Beret affascinanti, sofisticati e ricchi, ma al contempo ne valorizza l’utilizzo pratico: la combinazione di materiali e volumi consente di agevolare l’uso quotidiano degli oggetti, per contenere, conservare o semplicemente mostrare. Penso a praline e cioccolatini, per esempio. Il vetro è molto solido, sembra pietra e il contrasto dei volumi è bilanciato e sensuale.

ECRIN Un trittico di contenitori con coperchi dai colori vibranti

Qual è il tuo rapporto con le materie prime e come si sviluppa la relazione tra materiale e design? A me piace molto lavorare con il vetro, uno dei miei primi progetti, presentato al Salone Satellite di Milano nel 2009, era proprio in vetro. Per me i materiali sono essenziali come fondamentale è il colore: ogni materia prima ha un suo colore specifico o una gamma di cromie molto personali. Il vetro è trasparente normalmente ma può essere concepito, fin dalla fase progettuale, in differenti colori e questo aspetto è primario per me. Io non voglio creare prodotti semplicemente trendy, voglio qualcosa che diventi un compagno per tutta la vita, un oggetto da possedere nelle proprie case e da utilizzare in modo sostenibile. Il vetro mi piace, così come il legno o la pelle. Sono tutti materiali che invecchiano nel modo giusto, se sono di alta qualità. Noi designer abbiamo una grande responsabilità nei confronti dei materiali, soprattutto in termini di riciclo e disponibilità sulla terra. Il marmo, per esempio, è una materia superba ma poi penso allo sfruttamento delle cave e alla loro imminente e totale scomparsa a fine ciclo. Allora rivolgo la mia attenzione al vetro: è affascinante e riciclabile. Le risorse non sono infinite e dobbiamo pensare a come usarle nel migliore dei modi.

BERET – La serie comprende vasi con coperchio, semplici ed eleganti nella linee. Il design essenziale è completato da un coperchio in ottone

Com’è la tua relazione con la catena produttiva e il mondo artigianale?
Come designer sono necessariamente molto coinvolto nella catena produttiva, sia nel momento in cui sviluppo l’idea di un progetto che durante la sua effettiva realizzazione. Penso che tutti gli artigiani siano dei super eroi per noi designer: mi piace ascoltarli, guardali lavorare e recepire dai loro gesti quello che si può fare nella realtà. È grazie agli artigiani che riusciamo a dare la vera vita ai nostri prodotti. In Europa abbiamo tante fornaci per la produzione di vetro, molto spesso non sufficientemente valorizzate. Per conservare la loro expertise, accumulata negli anni, è importante lavorare a stretto contatto con gli stabilimenti produttivi. Dobbiamo mostrare la bellezza della produzione artigiana, il valore del materiale e della lavorazione.

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