Arte del progettare e del fare. Dialogo con Gabriele Rosa

Intervista al designer Gabriele Rosa. La sua visione creativa

 

Espressività e  sperimentazione caratterizzano  la filosofia  progettuale di Gabriele Rosa

Iniziamo a parlare di te, di cosa ti occupi come designer?

La mia attività è focalizzata sul product design, in particolare per il settore dell’arredo. È stata una decisione presa in modo spontaneo e passionale ai tempi dell’università, poi una serie di eventi, tra cui l’incontro con l’azienda Zanotta, mi hanno fatto capire che era la strada giusta per me. Al contempo, con il mio studio Gabriele Rosa Design ci occupiamo anche di architettura di interni.

 

 

Qual è la tua visione creativa?

Credo che un oggetto possa essere paragonato a un testo: trasmette un contenuto, la sua funzione principale, ma ci racconta anche qualcosa di chi lo ha scritto. L’obiettivo, quindi, è disegnare oggetti in cui rivedo un po’ me stesso, con un complesso equilibrio di molte componenti, come è la personalità di un individuo. Tendenzialmente il mio è un approccio razionale, ma adoro le “piccole sorprese”, i dettagli che impreziosiscono gli oggetti e che trasmettono umanità, calore e ricercatezza.

C’è un progetto che ti rappresenta?

Tutti i progetti mi rappresentano, in momenti e in modi diversi. Credo che il letto Grangala o lo scrittoio Calamo, prodotti da Zanotta, si avvicinino a quel mix speciale di ricchezza ed essenzialità a cui aspiro. Nel letto la testiera è realizzata con due pannelli distanziati tra loro che le danno un carattere scultoreo, tra loro ho inserito dei piani di appoggio, molto funzionali, ma assolutamente discreti. In Calamo invece ho unito una struttura minimale in metallo e una tasca portaoggetti in morbido cuoio: rigore ed artigianalità.

designA quali esigenze rispondono i tuoi prodotti nel settore cucina e tableware?

Quando ho proposto ad Alessi il progetto della caraffa Twisted, ho puntato a un oggetto che funzionasse in modo differente rispetto agli altri. Invece di leggere la scala graduata dall’esterno, come avviene per le caraffe graduate trasparenti, si può farlo direttamente dall’alto. La forma a spirale risponde perfettamente a questa esigenza, conferendo quella spiccata dinamicità all’oggetto. Nell’ambito della cucina e della tavola ritengo sia utile ragionare prima sulle modalità di utilizzo dell’oggetto e quindi sulle loro funzioni.

Durante il periodo del lockdown, in che modo eri attivo come progettista?

Da designer l’ho vissuto in modo particolare, proprio perché la nostra ambizione è interpretare i cambiamenti e, quindi, elaborare risposte sottoforma di prodotti di consumo. Tutto sembrava cambiare di colpo in modo imprevedibile, ho avviato allora una ricerca in tal senso, in totale autonomia, ed ora sto finalmente condividendo le riflessioni scaturite, in particolare con le aziende con cui collaboro.

Come è cambiato il tuo modo di progettare in questo periodo?

Lo spavento iniziale per la situazione di emergenza ha rischiato di portarci a immaginare una realtà molto diversa e scenari spaventosi, in realtà poco probabili. Credo che ciascuno di noi sia stato toccato dalla pandemia in modo differente, secondo le proprie sensibilità e vulnerabilità più profonde. Direi che serviranno risposte specifiche e puntuali a uno shock psicologico generalizzato, in cui ciascuno ha trovato i propri significati e radicalizzato le convinzioni personali. È come se ogni tendenza in atto si sia velocizzata e rafforzata, tra tutte sicuramente quella neo-ecologista e salutista, in un’ottica di tentata riappacificazione con la natura. Per quanto mi riguarda, le questioni di igiene personale e salubrità degli ambienti dovranno essere tenute in forte considerazione nella progettazione del futuro.

Hai attivare nuove forme di relazione con la clientela durante il lockdown?

Le videochiamate sono state uno strumento fantastico all’inizio, poi però è subentrata una sensazione di overdose. Vorrei tenerle come strumento complementare ma non principale.

Come immagini evolverà la progettazione in ambito domestico?

A differenza di quello pubblico, l’ambito domestico non cambierà molto, anzi direi che dovrà cambiare il meno possibile. Vorrei fosse accogliente e familiare, e la sfida sarà riuscire ad integrarlo in modo armonioso e coerente con le necessità emerse in questo periodo.

CHI E'
Gabriele Rosa nasce nel 1982 a Roma, dove si laurea in Disegno Industriale presso  l’università “La Sapienza”. Parallelamente agli studi, inizia presto a lavorare come product designer  ottenendo pubblicazioni ed esposizioni dei propri progetti in Italia e all’estero e collaborando con alcuni studi professionali. Il suo studio, con sede a Roma, è in grado di coordinare le diverse discipline secondo una visione unitaria, occupandosi di product design, consulenza strategica, allestimento e architettura d’interni. Lavora con note aziende del settore, quali Alessi, Antoniolupi, Nemo, Pallucco e Teuco, con le quali consolida negli anni un proficuo rapporto.

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