Smart (and beautiful) Home

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I FRIGORIFERI CONNESSI SUMSUNG FAMILY HUB

Nel 1984 Andrea Branzi diede alle stampe un libro intitolato “La casa calda”. Con esso si proponeva di fare il punto sulle nuove tendenze in atto nell’universo domestico. La parola magica, in grado, secondo le tesi di allora, di far tornare la casa ad essere un luogo accogliente e caldo, era “artigianato” inteso come pratica creativa in grado di lasciare su ogni oggetto prodotto una traccia del suo creatore, in pratica un “segno” in cui ognuno potesse identificarsi in quanto uomo.

Oggi, a distanza di vari decenni, il dibattito intorno all’abitare domestico è ancora vivo ed assume però tonalità diverse. Se un tempo infatti l’interazione con gli oggetti veniva identificata nella loro capacità di comunicare attraverso una rinnovata esuberanza formale ed estetica magari frutto di interventi artigianali, oggi è la tecnologia che ci consente un dialogo intelligente con gli strumenti che ci circondano.

COINVOLGERE IL CONSUMATORE NEL PROCESSO DI IDEAZIONE

Pensati per rendere più facile il vivere gli oggetti smart sono destinati ad apportare sostanziali novità in cucina, scardinando antiche abitudini che il consumatore ha acquisito nel corso del tempo. Ma di quali innovazioni si tratta? E, inoltre, il consumatore è pronto ad accoglierle? Partiamo da una considerazione di carattere generale. Forse per evitare quell’effetto straniante e freddo che una casa tecnologica può comunicare, così ben descritto nel famoso film di Jacques Tatì del 1959 “Mon Oncle” nel quale le novità apportate dalla modernità erano solo in apparenza positive, l’esperta di Digital Lifestyle Carley Knobloch, in un articolo per la rivista dell’International Home and Houseware Show di Chicago (la fiera dedica un’area a questo tema), sottolinea che «una vera smart home deve essere al contempo bella e intelligente. In essa cioè gli strumenti tecnologici non devono avere un ruolo di primo piano ma guadagnarsi la scena solo quando ci servono, per darci sicurezza o assistenza, in altre parole per renderci la vita più semplice». Come? Tra i principali vantaggi che la tecnologia applicata agli strumenti da cottura garantisce c’è sicuramente il risparmio di tempo. È questo che emerge da un’indagine compiuta dalla Knobloch che pone in evidenza come la cottura assistita non richieda una presenza costante in cucina ma consenta invece di dedicarsi ad altre attività.

COOKEO DI MOULINEX, MULTICOOKER
INTELLIGENTE

«Molte delle persone con cui ho parlato – rivela l’esperta – mi hanno detto che a causa dei loro impegni fino a qualche anno fa era veramente difficile dedicare del tempo alla preparazione dei cibi. Ora invece con la diffusione degli smart devices preparare un piatto succulento come quello che si potrebbe mangiare al ristorante diviene un’operazione fattibile. Mentre il cibo cuoce nel forno, queste persone possono infatti aiutare i figli a fare i compiti, inviare delle mail dilavoro, sbrigare altre faccende domestiche, senza temere che quanto sta cuocendo nel forno si bruci». L’intelligenza artificiale integrata all’interno degli strumenti per cucinare infatti consente oggi di programmare diverse funzioni in un forno proprio come un pilota automatico guida autonomamente un’automobile o un aereo. «Tra gli altri aspetti positivi degli smart devices – continua Carley Knobloch – vi è anche quello di renderci più intraprendenti in cucina. Per la paura di fallire sono molte le persone che rinunciano a cucinare piatti complicati e spesso costosi. Certo la situazione cambia se a loro disposizione vi sono strumenti che richiedono come unico sforzo quello di porre nel forno il cibo che una volta identificato verrà cotto nel migliore dei modi, consentendo loro di concentrarsi sulla preparazione di contorni come insalate o salse».

Avere a disposizione strumenti smart permette anche di evitare sprechi di cibo e conseguentemente di fare acquisti inutili. In questo caso coscienza ecologica e risparmio economico vanno a braccetto. «L’idea che il frigorifero abbia la possibilità di fare un inventario degli alimenti che contiene e che in base ad essi il forno consigli una ricetta per utilizzarli prima che vadano a male è un’opzione che piace molto ai consumatori». Sono molti i prodotti disponibili sul mercato attivabili da una app. Nella casa smart infine, un ruolo sempre più importante lo stanno giocando quegli strumenti che possono essere controllati da comandi vocali. «Quando sta accadendo ha dell’incredibile – nota la Knobloch -. Possiamo parlare con i nostri apparecchi da cucina e loro possono imparare come amiamo preparare un cibo e rifarlo tutte le volte che vogliamo. Inoltre grazie al “voice control” ognuno presente nella casa può dare comandi, non solo la persona che ha la app installata nel telefono. Questa funzione, inoltre, sta anche cambiando il modo in cui ricerchiamo le ricette. Basta chiedere a Google Home ‘trovami una ricetta di un dolce al cioccolato con nocciole!’ e immediatamente avremo la migliore ricetta disponibile con tanto di dettagliate informazioni su come realizzare il dolce. A breve potremo addirittura domandargli: ‘Abbiamo tutti gli ingredienti per fare dei biscotti?’ e dopo un breve check up l’apparecchio ci fornirà una risposta precisa».

KENWOOD KCOOK MULTI SMART, IL NUOVO ROBOT TUTTOFARE CONNESSO CON APP E BILANCIA

Tutte queste possibilità offerte dagli smart devices però non cancellano dubbi e resistenze da parte dei consumatori, soprattutto tra quelli che avendo qualche nozione di arte culinaria, pur non essendo dei cuochi provetti, a volte amano preparare dei piatti. È giusto – si chiedono questi consumatori – delegare tutto a strumenti smart, privandosi così del piacere di cucinare per amici e familiari e di vederli felici e soddisfatti per i cibi preparati? Un altro aspetto che spesso scoraggia l’utilizzo di questi nuovi strumenti tecnologici è il significato simbolico del cibo che, oltre a nutrirci, evoca memorie e tradizioni. Potrà mai uno strumento di questo tipo cucinare le ‘patate della nonna’, si chiedono dubbiosi in molti, ponendo in evidenza l’impossibilità dell’intelligenza artificiale di cogliere bisogni profondi legati al vissuto personale. Se inoltre questi strumenti vengono realizzati per renderci la vita più semplice è necessario che il loro uso sia facile: la paura di dover avere a che fare con macchine complesse, difficili da utilizzare è un aspetto che spaventa molto il consumatore. Non è un caso che le industrie facciano di tutto per far sì che l’uso di questi strumenti sia il meno complicato possibile. Il costo di questi smart devices è un altro importante fattore da prendere in esame. Si sa che la tecnologia non è a buon mercato e tuttavia quando si chiede ai consumatori di abbandonare i vecchi e comodi strumenti da cucina che hanno utilizzato tre volte al giorno per anni, bisognerebbe almeno che gli smart devices avessero un prezzo abbordabile.

Ma come stanno rispondendo i brand a questi dubbi e alle varie domande del consumatore? L’idea è quella di coinvolgerlo sempre di più nel processo di ideazione del prodotto. Da qualche tempo le persone hanno l’opportunità, una volta acquistato il prodotto, di giudicarlo, di condividere la propria esperienza con altri, di inviare un feedback all’azienda che l’ha realizzato, ma ora la finalità è quella di coinvolgere il cliente fin dall’inizio, da quando cioè il prodotto è ancora in fase di studio e sperimentazione. «Oggi – dice Carley Knobloch – sempre più consumatori vogliono essere coinvolti nello sviluppo del prodotto, un desiderio che le aziende riescono a realizzare attraverso strumenti come Indiegogo e GoFund- Me». «Perché l’operazione abbia successo – continua Knobloch – è indispensabile che le aziende dimostrino apertura e flessibilità nei confronti dei suggerimenti che vengono loro rivolti. Un atteggiamento che potrebbe avere un forte riscontro positivo: attuando questa politica avrebbero infatti la garanzia che il consumatore è interessato al prodotto prima ancora che esso venga messo sul mercato».

E in Italia? Nel periodo compreso tra gennaio e giugno 2018, le vendite di dispositivi “smart” in ambito domestico sono cresciute del 5% a unità e del 9% a valore. Sotto la lente di ingrandimento risultano particolarmente positive le performance del grande elettrodomestico connesso (+39% a valore) e dei dispositivi per la domotica e la sicurezza (+27%). In crescita anche il giro d’affari dei dispositivi connessi nei segmenti del piccolo elettrodomestico (+8%) e dell’home entertainment (+5%). È quanto emerge da uno studio presentato a Berlino durante Ifa 2018, fiera internazionale dell’elettronica di consumo, da Gfk, società di ricerca di mercato. I dati rivelano dunque un trend positivo nelle vendite di tali dispositivi, segno che i consumatori italiani apprezzano sempre più prodotti premium “intelligenti” concepiti dalle aziende produttrici e percepiti dall’utente finale come veri e propri alleati della vita domestica. Il successo di prodotti smart deriva dalla capacità di offrire soluzioni funzionali, pratiche, di semplice utilizzo, tenendo conto dei bisogni reali dei consumatori. Tali prodotti sono progettati con lo scopo di semplificare una serie di azioni quotidiane, ma non solo: rispondono anche al desiderio di sfruttare al meglio la tecnologia in ambito domestico, al bisogno di sicurezza e di risparmio energetico. Aspirapolvere senza filo – un prodotto di successo, con un volume di vendite che ha superato 1,8 miliardi di euro (+51%) -, robot multifunzione – anche qui le vendite nel 2018 hanno fatto segnare un +28% -, bollitori e macchine del caffè automatiche e programmabili, fino alla possibilità di comandare a distanza tramite app sistemi domotici di sicurezza o grandi elettrodomestici, sono tutti sistemi “intelligenti” che concorrono a gestire al meglio la routine quotidiana all’interno della propria abitazione. L’Italia, nonostante i numeri incoraggianti, si posiziona tuttavia al di sotto delle performance registrate in altri paesi europei come Germania, Francia, Gran Bretagna, ma gli studi di Gfk prevedono un aumento delle vendite per i prodotti di tale fascia: a facilitare la diffusione nei prossimi anni saranno gli assistenti vocali, che grazie alla loro interfaccia basata su big data e intelligenza artificiale sono in grado di apprendere e ricordare le preferenze degli utenti, in diversi contesti o attività.

ASSISTENTI VIRTUALI: VOCE E MOLTO ALTRO

Anche nel campo degli assistenti virtuali sono in atto significativi cambiamenti. Se oggi con essi siamo abituati a parlare e ad ascoltare, presto per ottenere ciò di cui abbiamo bisogno dovremo guardarli, toccarli e sorridere. Popolari dispositivi come Alexa di Amazon e Google Home stanno infatti per essere commercializzati con l’aggiunta di schermi e di telecamere. Dal momento che cucinare limitandosi ad ascoltare non è un buon modo di eseguire una ricetta, gli schermi apporteranno la necessaria componente visiva agli “smart speakers” trasformadoli in “smart displays”. In pratica la preparazione del cibo sarà accompagnata da immagini e da filmati che ci illustrano le tecniche per cucinarlo e l’aspetto che deve avere una volta pronto. Questi “smart displays” con telecamere incorporate saranno anche utili per videochiamate ma potranno anche fare altro. La funzione touch di cui questi display sono dotati è utile per le prestazioni che fornisce ma spesso un po’ disagevole in cucina dove accade che si abbiano le mani sporche di cibo o unte. La telecamera dello “smart display” potrebbe cosi diventare un sensore di movimento. In altre parole invece di toccare lo schermo, l’utilizzatore potrebbe limitarsi ad muovere la mano per tornare alla pagina precedente, scorrere una lista di ingredienti, individuare la parte di un video che gli interessa e via dicendo. Oltre al controllo gestuale la telecamera potrebbe essere utilizzata anche per il riconoscimento facciale. Ad ogni membro della famiglia basterebbe guardare all’interno dello smart display per vedere apparire pagine personalizzate di news, messaggi, promemoria ecc. Ma queste telecamere non si limiterebbero a guardare noi, potrebbero infatti vedere anche ciò che c’è nelle nostre cucine. Ad esempio i frigoriferi LG e Samsung sono provvisti di telecamere interne che mostrano il cibo presente nel frigo e aiutano il consumatore a catalogarlo.

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