Guzzini. La vera sostenibilità è tutelare il consumatore

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Domenico Guzzini, presidente dell’omonima azienda marchigiana, dichiara: «Al momento non esiste un organo ufficiale preposto alla tutela dei consumatori che certifichi la veridicità di quanto le aziende dichiarano in tema di sostenibilità emessa in pratica di una reale economia circolare. Quindi tocca a noi, imprenditori manifatturieri, che abbiamo instaurato negli anni un rapporto di fiducia con i nostri clienti e che abbiamo a cuore il loro benessere, vigilare sulla veridicità di quanto viene immesso sul mercato».

GuzziniGuzzini, con 110 anni di storia alle spalle e una consolidata cultura in tema di materiali e di tecnologie per la lavorazione e la trasformazione di questi, ha cominciato la sua evoluzione green a partire dall’inizio del 2018 cominciando a sostituire il materiale plastico vergine con materiale plastico riciclato post consumo, dapprima per complementi d’arredo e in seguito per oggetti destinati alla tavola e al contact food.

«È stato un procedimento graduale, in quanto abbiamo dovuto studiare materiali che fossero adatti al contatto con il cibo, che non subissero alterazioni a causa delle alte temperature e che fossero idonei al lavaggio in lavastoviglie. In questo lungo e impegnativo processo ci siamo avvalsi, oltre che del nostro know how, di partner prestigiosi come università, centri ricerca, i migliori produttori di materiali plastici riciclati e Bio Based. La ricerca e gli investimenti sia in risorse umane che in tecnologia ci hanno portato quest’anno a utilizzare il biopolistirene ottenuto dalle biomasse vegetali».

GuzziniUna vera rivoluzione per il settore dell’arredo-design. Ma come si produce questo innovativo ed etico materiale?
«Il processo produttivo in Guzzini parte dalla raccolta di materie prime rinnovabili di seconda generazione, cioè olio alimentare esausto e scarti di lavorazione agricole e forestali, e dal loro trattamento nelle bioraffinerie, impianti industriali in cui si lavorano prodotti di origine biologica. Cuore del processo è l’impianto di polimerizzazione. Le elevate prestazioni tecniche dei prodotti realizzati con biopolistirene, le stesse di quelle fornite dalle materie vergini, il superamento dei limiti estetici dei materiali plastici da riciclo meccanico, come la trasparenza, e la continua riciclabilità del prodotto rendono questo nuovo materiale il perfetto ambassador del concetto di produzione etica in cui qualità e funzionalità del prodotto vanno a pari passo con la salvaguardia del nostro pianeta e di tutti noi».

Tutto questo impegno in tema di ricerca, tecnologia applicata, reperimento delle materie prime di seconda vita, certificazioni a supporto della veridicità di quanto dichiarato hanno avuto, e continuano ad avere, un impatto notevole anche sui conti economici di Guzzini, un’azienda che ha fatto della trasparenza e della tutela dei propri clienti un milestone e che di conseguenza deve affrontare il complicato momento storico che stiamo vivendo con un bagaglio ancora più pesante.

«Questo è il motivo per cui aborro l’idea di dovermi confrontare con competitor che non rispettano le regole giocando con le parole per trarre in inganno i consumatori o addirittura con dichiarazioni fallaci. Il greenwashing è una pratica molto più diffusa di quanto si pensa e sta alle aziende serie ed oneste combattere il fenomeno sia con una comunicazione chiara ed efficace sia con una trasparenza assoluta in tema di processi produttivi».

Greenwashing è un termine ormai molto diffuso perché l’attenzione sulle promesse non verificabili riguardo l’impatto sul clima da parte delle aziende è sempre più alta. Ma cos’è il greenwashing?

«È una tecnica di comunicazione o di marketing perseguita da aziende, ma non solo, che propongono come ecosostenibili alcune proprie attività esaltandone gli effetti positivi sul pianeta ma, contemporaneamente, occultandone altre dannose all’eco-sistema. Solitamente la comunicazione presenta i seguenti requisiti: non vi sono informazioni o dati puntuali che convalidino quanto affermato; le informazioni e i dati presenti vengono dichiarati certificati mentre invece non sono riconosciuti da organi autorevoli e autorizzati; vengono enfatizzate solo alcune caratteristiche dei prodotti; le informazioni sono generiche al punto da confondere i consumatori, possono essere utilizzate etichette false o contraffate e, infine, sono riportate affermazioni ambientali
non vere.
È quindi necessario, direi anzi indispensabile, smascherare questi comportamenti truffaldini che creano un danno, sia economico che d’immagine, a tutti quegli imprenditori che lavorano seriamente in un’ottica di salvaguardia del pianeta e del benessere delle persone».

Ed è proprio con imprenditori seri e con realtà che condividono gli stessi valori e perseguono gli stessi obiettivi, che Guzzini ha dato vita a collaborazioni proficue e foriere di prodotti nuovi ed innovativi sia nella funzionalità che nell’utilizzo dei materiali.

«Da parte nostra c’è sempre stata e c’è la volontà di affiancare le aziende per accompagnarle in un percorso sempre più sostenibile, trasformando i loro rifiuti in risorse capaci di dar vita a nuovi prodotti.
Questo è un mantra che sta connotando tutte le iniziative che abbiamo messo in atto in questi ultimi quattro anni e che ci sta dando riscontri importanti. Abbiamo messo a disposizione le nostre nuove tecnologie per la trasformazione di materiale plastici riciclati post-consumo o derivanti da scarti di bio-masse vegetali. La nostra azienda, in poche parole, ha scelto di rispondere in modo efficace alla richiesta globale di considerare gli scarti (imballaggi, rifiuti alimentari o altro) una risorsa: il nostro obiettivo primario è, quindi, intercettare partner disposti ad intraprendere questo cambiamento»

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