Progettare l’invisibile: la nuova frontiera dell’immaterial design e lo spatial design strategico

Come odori, suoni e dimensioni percettive diventano asset strutturali per i professionisti del progetto contemporaneo nella visione di POLI.design.

Come si progetta ciò che non si vede? A questa domanda risponde POLI.design, aprendo un nuovo capitolo nella formazione del design incentrato sulle qualità invisibili dello spazio. Per anni la progettazione degli ambienti si è concentrata prevalentemente sugli aspetti tangibili e visivi: forme, superfici, materiali e colori. Oggi, tuttavia, l’architettura e il design si confrontano in misura sempre maggiore con dimensioni immateriali ma altrettanto determinanti per l’esperienza spaziale, quali odori, suoni, percezione, qualità dell’aria, comfort emotivo e la relazione tra corpo e spazio.

In questo scenario di trasformazione si inserisce l’attività di ricerca e formazione che POLI.design sta sviluppando attorno al concetto di immaterial design. Si tratta di un ambito fortemente interdisciplinare che integra sensory design, environmental design, neuroscienze e psicologia ambientale per ridefinire radicalmente le modalità di fruizione e di concezione degli spazi contemporanei.

«Per secoli il progetto si è concentrato quasi esclusivamente sulla vista. Oggi dobbiamo imparare a considerare lo spazio come un’esperienza complessa, che coinvolge il corpo, la memoria, le emozioni e il comportamento. I sensi sono uno strumento progettuale fondamentale per costruire benessere, identità e qualità dell’abitare» — Anna Barbara, Presidente e Professoressa di POLI.design

Oltre il visibile: gli strumenti del progetto immateriale

La proposta formativa di POLI.design si focalizza sulle componenti invisibili dell’esperienza. Elementi quali odori, suoni, luce, ventilazione, microclima e dimensioni percettive smettono di essere dettagli accessori e si convertono in veri e propri strumenti di progetto. Questi vettori sono capaci di incidere in modo diretto sul comportamento delle persone, sulla memoria, sull’identità dei luoghi e sul benessere complessivo.

Olfactive Design: l’aria come materia e componente strutturale

All’interno di questa visione, il corso executive in Olfactive Design affronta la dimensione olfattiva degli spazi non come un semplice elemento decorativo, bensì come una componente strutturale dell’esperienza architettonica. Ideato e coordinato da Anna Barbara — architetta, Presidente di POLI.design e tra le prime studiose a considerare l’olfatto come materia di progetto —, il percorso tratta l’olfatto come una disciplina atta a costruire atmosfere, attivare la memoria emotiva e influenzare la relazione corpo-spazio.

«L’olfactive design è la progettazione della dimensione olfattiva degli spazi. Non riguarda semplicemente la scelta di una fragranza, ma il modo in cui l’aria si muove, come si distribuiscono le molecole, quanto durano le note olfattive, come interagiscono con materiali, umidità, ventilazione e comportamenti umani» — Anna Barbara, Presidente di POLI.design

Gli odori operano come strumenti funzionali atti ad attivare riconoscimento, orientamento, comfort e memoria. Di conseguenza, trovano applicazione strategica in molteplici settori di business: nel retail e nell’hospitality, ma anche nei luoghi della cura, nei musei, negli ambienti di lavoro, negli spazi educativi e nelle installazioni culturali.

Struttura del Corso e Profili Professionali

Il programma si articola in 80 ore complessive, suddivise tra lezioni online e in presenza. Le aree tematiche trattate spaziano dalla storia e antropologia dell’olfatto fino alle neuroscienze, includendo la chimica olfattiva, la qualità dell’aria e il rapporto intercorrente tra odori, materiali, ventilazione e identità dei luoghi.

Il corso è rivolto in modo specifico a designer, architetti, brand strategist, curatori, museografi ed esperti di comunicazione. L’obiettivo è formare figure professionali capaci di dialogare con specialisti della chimica, della ventilazione, dei materiali e del marketing sensoriale, al fine di strutturare esperienze olfattive integrate e coerenti.

Designing Atmospheres: evoluzione dello Spatial Design

Il Master in Designing Atmospheres (Next skills and qualities for spaces and interiors) risponde invece alla tesi secondo cui la rivoluzione digitale ha modificato non solo gli strumenti tecnologici a disposizione, ma lo stesso modo di abitare, percepire e vivere gli ambienti. Diretto da Anna Barbara, con Maria Porro nel ruolo di co-direttrice e Barbara Camocini come coordinatrice scientifica, il Master eleva l’ “atmosfera” a materia progettuale tangibile.

La progettazione spaziale deve oggi necessariamente integrare componenti emozionali, temporali, sensoriali e relazionali. All’interno del percorso formativo, elementi quali luce, colore, materiali, odori, suoni, microclima, tecnologie immersive e comportamenti vengono combinati per generare esperienze spaziali orientate al benessere psicologico e sociale dell’individuo.

Metodologia Didattica e Competenze Cross-Industry

Il Master amplia la figura tradizionale dello spatial designer unendo la progettazione a competenze trasversali quali neuroscienze, storytelling, psicologia ambientale, tecnologie immersive e gestione complessiva dell’esperienza. La didattica si focalizza su due pilastri principali:

  • Sense_Based Design: focalizzato sulla costruzione dell’esperienza sensoriale all’interno degli ambienti.
  • Space/Time_Based Design: che interpreta il progetto come un sistema dinamico in costante trasformazione, condizionato da flussi, temporalità, comportamenti e dall’interazione tra dimensione fisica e digitale.

Il percorso ha una durata complessiva di dodici mesi e alterna lezioni teoriche online, workshop, esercitazioni outdoor, study tour, esperienze dirette durante la Milano Design Week e internship presso studi professionali e aziende internazionali.

Un network multidisciplinare per il progetto contemporaneo

Un elemento centrale di questa direzione culturale è la forte multidisciplinarità del corpo docente, che unisce professionisti provenienti da ambiti differenti come architettura, neuroscienze, interaction design, arte, performance e ricerca ambientale. Tra i docenti figurano nomi di rilievo internazionale quali Philippe Rahm, teamLab Architects, Studio Drift, Giuliana Bruno, Davide Ruzzon e Marco Balich.

L’obiettivo condiviso da entrambi i percorsi formativi evidenzia la medesima traiettoria: superare la concezione esclusivamente visiva dell’architettura e del design, affrontando lo spazio come un’esperienza complessa, multisensoriale e profondamente relazionale.

About POLI.design

POLI.design è il centro per la formazione post-laurea a livello nazionale e internazionale, parte integrante del Sistema Design del Politecnico di Milano (1° in Italia, 3° in Europa e 7° nel mondo nella classifica QS World University Rankings 2025 per l’ambito Art & Design). Fondato nel 1999, basa la propria offerta didattica sull’approccio project-based learning, sulla ricerca e sul sapere politecnico. Attraverso Master, Corsi Executive e percorsi tailor-made per le organizzazioni, offre soluzioni cross-industry per trasferire il mindset progettuale necessario a guidare la trasformazione in differenti settori industriali, favorendo il dialogo tra accademia, istituzioni e industria.

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