Perché la forchetta ha 4 rebbi? Origini e curiosità del galateo

Oggi presente su ogni tavola apparecchiata, la forchetta a quattro denti ha avuto un percorso lungo e travagliato, affrontando secoli di diffidenza e persino condanne religiose.

Un’origine contesa

Nel Medioevo, l’uso della forchetta era considerato una stravaganza o un segno di debolezza: il cibo si portava alla bocca prevalentemente con le mani o con la punta del coltello. Quando la forchetta fece le sue prime apparizone nelle corti nobiliari, possedeva soltanto due rebbi (o al massimo tre) ed era usata quasi esclusivamente per fermare la carne durante il taglio.

Il Medioevo cristiano la guardò a lungo con sospetto: la sua forma ricordava il forcone del diavolo e molti la consideravano un insulto alla Provvidenza, che aveva donato all’uomo le dita per toccare il cibo.

La svolta borbonica: nasce la 4 rebbi

È nella Napoli del Settecento che la forchetta cambia forma per sempre. Sotto il regno di Ferdinando IV di Borbone, il maccherone (la pasta) era diventato il piatto principe della cucina di corte. Mangiare i maccheroni con la forchetta a due punte era però scomodo: gli spaghetti scivolavano via o cadere sul piatto.

Gennaro Spadaccini, ciambellano di corte, ebbe l’intuizione vincente:

  1. Aggiunse il quarto rebbio, distribuendo meglio la presa sul cibo.
  2. Accorciò e curvò le punte, rendendo l’operazione di avvolgere i maccheroni fluida e priva di rischi per la bocca.

La configurazione a quattro denti si dimostrò perfetta non solo per la pasta, ma per qualsiasi alimento. Da quel momento, il modello napoletano si diffuse nei saloni di tutta Europa, diventando lo standard della posatelleria moderna.

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