Orario pasti | Dallo ientaculum al brunch

Come si sono trasformati i pasti nel tempo? Dall’antica Roma ad oggi, un viaggio nella storia che pone in risalto come i nomi e l’orario dei pasti dei nostri “appuntamenti con il cibo”, siano cambiati a seconda delle epoche

Colazione, pranzo e cena, indicano oggi tre momenti precisi, nell’arco della giornata, dedicati al consumo di cibo. Eppure non sempre è stato così. Questi appuntamenti con il cibo infatti nel corso della storia hanno avuto nomi diversi, come diversi sono stati gli orari in cui i cibi venivano consumati. Il breve excursus storico che segue ci mostra questi cambiamenti e le ragioni che li hanno favoriti.

Gli antichi romani più facoltosi, nella fase imperiale, utilizzavano un tavolo, ovale o rettangolare, per le vivande con tutto attorno i “lecti tricliniares”, che permettevano ai commensali di consumare pasti da sdraiati sul fianco sinistro per servirsi di cibo e vino con la mano destra.
Nell’immagine un mosaico esposto al castello di Boudry in Svizzera.

Un breve cenno all’antichità e al Medioevo

Nel Medioevo si mangiava ancora con le mani, i commensali se le pulivano con una delle due tovaglie poste sulla tavola; a metà pranzo i servitori toglievano la prima sporca. C’era poi una grande bacinella a centro tavola con acqua profumata dove gli ospiti potevano lavarsi le mani.
Nell’immagine: una miniatura del libro d’ore “Très Riches Heures du Duc de Berry”. XV secolo.

A differenza di quanto si potrebbe pensare, le abitudini alimentari (orari compresi) degli antichi romani non differivano molto dalle nostre. Appena svegli i nostri antenati consumavano lo ientaculum, spesso a base degli avanzi della sera prima oppure composto da formaggio, uova, olive, focacce. Il “prandium”, l’equivalente del nostro pranzo, era un veloce spuntino che avveniva intorno a mezzogiorno. Molto più sostanziosa era la “coena” che per le classi più agiate era composta di varie portate: gustatio (antipasto), caput coenae (portata principale) e mensa secunda (dolci e frutta). Un lieve cambiamento, nelle abitudini alimentari si verificò nel Medioevo quando da tre, i momenti dedicati al cibo divennero due, uno verso le 11-12 e l’altro, una frugale cena, nel tardo pomeriggio ossia intorno alle 17-18. Da segnalare la scomparsa della colazione che ricomparirà solo nel 1600.

1700-1800: i secoli del cambiamento

La fine del 1700 e il 1800 sono secoli che segnarono un forte cambiamento nelle abitudini legate al consumo di cibo e ai suoi orari. Cambiamenti che si svilupparono sulla base di determinate strutture sociali e che per questo assunsero un forte valore simbolico. Londra e successivamente anche Parigi furono le due capitali, epicentro della rivoluzione.

Gli orari dei pasti come Status Symbol

È stata l’Inghilterra a dare inizio alla rivoluzione con cambiamenti sostanziali che contageranno ben presto anche la Francia. Nelle corti aristocratiche delle due capitali, Londra e Parigi, si diffuse infatti l’abitudine di spostare quello che era considerato il pranzo composto da circa 5-6 portate (noto al tempo come “diner”), sempre più tardi. Tale abitudine, diffusa esclusivamentre nelle classi più elevate finì per avere un significato sociale molto importante marcando una netta differenza tra i ceti più poveri e quelli più ricchi. Se i primi infatti, già al lavoro dalle prime luci dell’alba, verso mezzogiorno avvertivano il bisogno di concedersi una pausa e di cibarsi, i privilegiati che erano soliti alzarsi tardi, potevano concedersi il lusso di consumare quello che era considerato il pasto principale più tardi, in alcuni casi addirittura intorno alle 18-19. Al risveglio si concedevano però una robusta colazione nota in Francia come “déjeuner à la fourchette”. La riorganizzazione dei pasti prevedeva la cancellazione della cena. La nuova moda venne adottata nel corso dell’Ottocento anche dalle classi medie e si diffuse lentamente anche in paesi come la Germania, l’Italia, la Russia, gli Stati Uniti. A riprova di come quest’abitudine avesse preso piede anche nel nostro paese può essere citata una lettera con cui Alessandro Manzoni invitava un amico a pranzo fissando l’appuntamento per le 17.

La “mise en table” del Palazzo Reale di Torino, allestita nel marzo 2022 in occasione dei 161 anni dell’unità d’italia, con il prestigioso corredo da tavola in argento commissionato da Carlo Alberto a Charles-Nicolas Odiot nel 1833 che comprende 1832 elementi ed è annoverato tra i maggiori servizi dell’epoca.

È tempo di brunch!

In età vittoriana, verso la fine 1800, tra i nobili cominciò a diffondersi l’abitudine domenicale, specialmente dopo le battute di caccia che iniziavano molto presto al mattino, di concedersi intorno alle 10-11, un ricco buffet chiamato “brunch” a base di alimenti dolci e salati. Il termine, inventato nel 1895 da una rivista di caccia, nasceva dall’unione tra breakfast e lunch, e alludeva a un sostanzioso spuntino, ideale per rifocillarsi dopo le fatiche della caccia.

Il nuovo ordine del Novecento

Se come abbiamo visto i secoli precedenti avevano portato un certo scompiglio, sia per quanto riguarda i nomi che gli orari dei pasti, il Novecento ristabilisce un ordine più vicino alle nostre abitudini. All’inizio del ‘900 in Italia il pasto della sera viene ancora definito pranzo, ma lentamente l’abitudine delle classi meno elevate a chiamarlo cena comincerà a diffondersi. L’orario del pranzo verrà invece fissato intorno alle 13 e colazione sarà definita il primo pasto giornalier

La contemporaneità tra “Happy Hour”, “Brunch”, e “Street food”

Se colazione, pranzo e cena continuano a essere i principali pasti è pur vero che nell’arco della giornata oggi ci concediamo numerose altre occasioni per cibarci. Occasioni che a volte sostituiscono i pasti canonici oppure ne cambiano gli orari. Sono varie le ragioni di questo cambiamento che sinteticamente di seguito illustriamo. Tra queste vi è sicuramente la velocità che contraddistingue i moderni stili di vita e di lavoro che comporta una mancanza di tempo per la preparazione e la consumazione del cibo. Questa tendenza definita in termini sociologici “snackizzazione” evidenzia una società mobile, molto spesso fuori casa, in situazioni che non consentono pause. Per questo si consumano sempre più frequentemente spuntini, cibi veloci da asporto da mangiare sui mezzi di trasporto in ufficio e anche da soli. Anche lo “street food”, “cibo da strada” implica un consumo di cibo, informale e veloce mentre magari si passeggia con amici o da soli per le vie cittadine. Cibo tradizionale, lo “street food” offre a chi lo consuma specialità gastronomiche tipiche della cucina locale, regionale ed etnica. Un modo efficace per entrare facilmente in contato con il “genius loci”. A sostituire il classico pranzo, soprattutto tra le nuove generazioni è il brunch la cui nascita come abbiamo visto non è certo recente. Viene generalmente servito (soprattutto nel weekend) tra le 11:00 e le 15:00, ed è composto da tutti gli elementi tipici di una colazione dolce, con l’aggiunta di carni fredde, salumi, formaggi, torte (dolci o salate) o frutta. A sostituire la cena invece è spesso l’“Happy Hour” noto anche come “Apericena”. Nato nei paesi anglosassoni l’“Happy Hour” si situa in una fascia oraria in cui un bar o un ristorante offre bevande alcoliche a prezzi speciali.  Un’idea nata per promuovere il consumo di bevande nel tardo pomeriggio quando i bar cominciavano a svuotarsi, dando la possibilità alle persone di gustarsi un ricco buffet composto da tramezzini, toast, tartine, piccoli panini, pizzette da cocktail e bruschette. O addirittura anche da piccole porzioni di pasta, verdure e tanti finger foods. Insomma un ricco e stuzzicante aperitivo capace di sostituire a tutti gli effetti la cena!

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