Da oggetto puramente protettivo legato al servizio formale, il sottopiatto è diventato negli ultimi decenni la vera cifra stilistica della mise en place contemporanea.
Le origini: igiene e protezione
Nato nell’ambito dell’alta aristocrazia europea e della ristorazione classica, il sottopiatto (o place mat rigido) aveva originariamente due scopi pratici ben precisi:
- Proteggere il tavolo: Salvare le preziose tovaglie in fiandra e i piani in legno lavorato dal calore dei piatti e da eventuali schizzi di cibo.
- Mantenere l’ordine visivo: Evitare che la postazione dell’ospite rimanesse “vuota” durante il cambio tra una portata e l’altra. Secondo il galateo formale, infatti, il posto a tavola non deve mai rimanere privo di un elemento ceramico o metallico di riferimento.
La rivoluzione del Mix & Match
Negli ultimi vent’anni il ruolo del sottopiatto si è trasformato radicalmente. Persa la rigida vincolatività delle regole di corte, è diventato la cornice estetica dell’intero posto tavola.
Oggi i materiali raccontano storie differenti:
- Vetro decorato e metallo sbalzato: Per tavole eleganti, natalizie o per cerimonie.
- Fibre naturali (juta, rattan, paglia intrecciata): Protagonisti delle tavole estive, green o in stile country chic.
- Ceramica materica e silicone di design: Utilizzati per spezzare la monotonia di un servizio di piatti monocromatico o minimalista.
Il consiglio per la tavola: Il sottopiatto moderno non deve per forza essere coordinato al servizio principale. Giocare con il contrasto di colori e texture crea profondità e personalità senza appesantire la scenografia della tavola.

