Gli oggetti portano poesia alla nostra vita. Giulio Iacchetti

Giulio Iacchetti
ph.Fabrizia Parisi
La prima regola della sostenibilità? La longevità. Conversazione con il pluripremiato designer italiano Giulio Iacchetti.

«Oddio no, ancora questo tema?» mi sono sentito rispondere da Giulio Iacchetti quando al telefono in previsione del nostro incontro, gli ho anticipato che avrei voluto porre al centro dell’intervista il tema dell’ecosostenibilità.

Una risposta che mi ha sorpreso e incuriosito molto. soprattutto perché a darla è stato un designer che da sempre ha a cuore i temi legati all’ecosostenibilità e che nel 2000, quando ancora il tema non era ancora così ampiamente discusso e urgente, con Matteo Ragni ha disegnato la posata Moscardino prodotta in mater-bi, una bioplastica ricavata dall’amido di mais completamente biodegradabile e per questo premiata con il Compasso d’oro.

«Allora Giulio - esordisco quando ci incontriamo - vista la tua reazione telefonica hai forse cambiato idea sulla sostenibilità?».

Giulio Iacchetti«Assolutamente no, risponde subito. Personalmente sono cresciuto con l’attenzione nei confronti del risparmio energetico e l’assoluto rispetto per beni universali come acqua ed energia. Sono tutti temi che fanno parte del mio DNA. Ma proprio per questo ritengo che sia scontato dover costantemente ribadire la necessità del design di affrontare queste problematiche, quando poi il design, soprattutto quello italiano, lo fa da sempre.

Giulio Iacchetti
CAFFA
Prende il nome della regione dell’Etiopia da cui deriva la parola “caffè” questa caraffa termica disegnata per Alessi.

La prima regola della sostenibilità è la longevità, un accorgimento che scongiura il pericolo che l’oggetto si trasformi rapidamente in spazzatura. A questo proposito, pensiamo a tutti quegli oggetti realizzati dai grandi maestri italiani del settore che ancora abbiamo nelle nostre case che continuano a sfidare il tempo grazie ad uno stile e ad una forma ineccepibili. Specificato questo, ritengo che per trattare il tema eco senza paraocchi, sia necessario affrontarlo ampliando gli orizzonti, ragionando su scala globale, uscendo così dall’angusto settore del design».

Giulio Iacchetti
DEA FERTILIA
Brocca disegnata con G. Pistidda

Proviamo a farlo gli propongo… «Per esempio, noi progettisti ci preoccupiamo molto di utilizzare verniciature prive di elementi chimici nocivi, ed ovviamente è un bene, ma il nostro è un gesto quasi impercettibile rispetto a quanto accade nel mondo. Un altro esempio eloquente: nei supermercati vengono scaricati quotidianamente quantità industriali di acqua in bottiglie di plastica che hanno un forte impatto sull’ambiente. Questo non provoca problemi, ossia lo si considera un fatto inevitabile, ma se invece in un progetto viene utilizzata una componente plastica allora tutti si scandalizzano… ritengo tutto ciò una degenerazione frutto di un pensiero ideologico che si sta imponendo e che io non condivido affatto. In altre parole, ci troviamo di fronte ad un approccio che pone in evidenza un errore di focalizzazione del problema.

Giulio Iacchetti
MAZAGRAN
Ogni volta che mi ritrovo a progettare un accessorio per il caffè (in questo caso una brocca in grado di estrarre a freddo il caffè, per Alessi)sento la necessità di ancorare il mio progetto a forme
archetipiche.

C‘è un libro di Jonathan Franzen dal titolo E se smettessimo di fingere? che pone molto bene in evidenza le contraddizioni della contemporaneità legate al tema eco. Da una parte ci impegniamo a risparmiare acqua ed energia ma dall’altra c’è un mondo totalmente impazzito che innalza la temperatura del globo che oramai è fuori controllo. Franzen ci invita ad essere più realisti senza essere rinunciatari. A compiere piccoli gesti e progetti ecosostenibili senza avere la pretesa di poter cambiare radicalmente la situazione. Trovo il suo, un pensiero molto ragionevole e per questo condivisibile».

Cambiando argomento chiedo a Iacchetti se il periodo della pandemia abbia a suo avviso cambiato l’universo del design, spogliandolo di quell’alone glamour e un po’ superficiale. «Mah… la superficialità c’era prima e ha continuato ad esserci dopo. Oggi il covid è già un ricordo lontano e tutti hanno ripreso a comportarsi come se nulla fosse successo.

Giulio Iacchetti
SULA
Brocca in ceramica, Danese Milano, vuole suggerire l’utilizzo dell’acqua del
rubinetto. E' ideale per il mantenimento
termico.

Certo è che la fase più acuta ha avuto, almeno per quanto mi riguarda, un effetto profondo. Mi ha posto davanti a me stesso e mi ha fatto riflettere su come noi designer con i nostri progetti, tutto sommato, alimentiamo una nuvola di fantasia, di desideri e anche di gratuità che non giudico però in modo negativo, anzi. Per me gli oggetti, sebbene in gran parte abbiano una funzione, valgono esattamente come una poesia, fanno bene allo spirito, hanno la capacità di rendere la nostra vita più ispirata».

Prima di congedarmi chiedo al mio interlocutore se anche per lui, come per molti altri progettisti, l’innovazione oggi passi necessariamente attraverso la tecnologia… «È un pensiero che non mi ha mai sfiorato- risponde convinto. Per me la tecnologia è un mezzo, non potrà mai essere un fine. Visto che siamo immersi in un mondo tecnologico che ci fa sprofondare in una nuvola di dati e numeri, oggi, più che mai, abbiamo bisogno di forme. Il mondo si fa sempre più immateriale e per questo avvertiamo l’esigenza di un côté solido, formale di cui godere. Per questo sono convinto che la forma e in particolare la bella forma giochino ancora oggi un ruolo primario ed essenziale».

Giulio Iacchetti
MOSCARDINO
Progetto realizzato con Matteo Ragn, nel 2000, per Pandora design e rieditato da Alessi nel 2022.

GIULIO IACCHETTI Industrial designer dal 1992, Giulio Iacchetti progetta per diversi marchi, tra cui Alessi, Abet Laminati, Artemide, Fontana Arte, Foscarini, Ifi, Magis, Pandora design. Tra i suoi caratteri distintivi c’è la ricerca di nuove tipologie oggettuali come il Moscardino, posata multiuso biodegradabile, disegnata con Matteo Ragni per Pandora design e premiata nel 2001 con il Compasso d’Oro. Nel 2009 è stato insignito del Premio dei Premi per l’innovazione conferitogli dal Presidente della Repubblica Italiana per il progetto Eureka Coop. Nel maggio 2009 la Triennale di Milano ha ospitato la sua mostra personale Giulio Iacchetti. Oggetti disobbedienti. Da sempre attento all’evoluzione del rapporto tra realtà artigiana e design, nel 2012 ha lanciato Internoitaliano, la “fabbrica diffusa” fatta di tanti laboratori artigiani con i quali firma e produce arredi e complementi ispirati al fare e al modo di abitare italiani. Nel 2014 ha vinto il suo secondo Compasso d’Oro per la serie di tombini Sfera, disegnata con Matteo Ragni per Montini.

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