Il tappo che promette di salvare il vino

C’è un problema che gli appassionati di vino e chi lavora nella ristorazione conoscono bene: quanto vino finisce nel lavandino ogni sera. Secondo le stime di settore, tra il 35 e il 40% delle bottiglie aperte per la mescita al calice viene gettato prima di essere finito, vittima dell’ossidazione. A farne le spese sono soprattutto le etichette premium, che i locali evitano di proporre a bicchiere proprio per non rischiare lo spreco — rinunciando così a un margine potenziale.

A provare a risolvere il problema è Kabuto, il tappo sottovuoto sviluppato da B!POD, brand nato a Milano nel 2022 per iniziativa di due giovani imprenditori under 35, Marco Filippo Batavia e Ginevra Della Porta. Dietro il marchio consumer c’è però un nome tutt’altro che nuovo nel mondo dell’innovazione industriale: SAES Getters, gruppo italiano con oltre 75 anni di storia nella scienza dei materiali avanzati e leader mondiale nella tecnologia getter, applicata storicamente a settori come l’aerospaziale, la ricerca scientifica e il packaging.

Come funziona

Il funzionamento di Kabuto è pensato per essere immediato: basta un tocco per rimuovere fino al 95% dell’ossigeno residuo nella bottiglia in pochi secondi. Il dispositivo offre due modalità di aspirazione — ECO, calibrata per vini bianchi e rossi delicati, e PRO, pensata per i rossi più strutturati — per adattarsi alle diverse esigenze di conservazione. A differenza dei sistemi a gas inerte oggi diffusi nella ristorazione, non richiede cartucce né consumabili, azzerando i costi ricorrenti. Funziona inoltre su qualunque tipo di bottiglia, comprese le magnum e quelle con tappo a vite.

Secondo i dati diffusi dall’azienda, la differenza rispetto ai metodi tradizionali sarebbe sostanziale: un vino trattato con Kabuto manterrebbe le caratteristiche di freschezza per 7-10 giorni, contro i 2-3 giorni di un tappo sottovuoto manuale (che rimuove circa il 36% dell’aria) e appena un giorno con un tappo classico, che non ha alcuna azione sottovuoto.

Non solo cantina: un prodotto pensato per l’hôtellerie

Se il primo mercato naturale di Kabuto è quello enologico — l’azienda lo definisce “il tappo scelto dalle migliori cantine” — l’ambizione del prodotto guarda esplicitamente al mondo dell’hospitality e della ristorazione. Le applicazioni immaginate da B!POD includono la possibilità per i ristoranti di ampliare la carta dei vini al calice senza il timore dello spreco, servizi alberghieri in cui la bottiglia acquistata al ristorante possa accompagnare l’ospite in camera per l’intera durata del soggiorno, ed eventi o degustazioni in cui il vino aperto possa essere riproposto nei giorni successivi mantenendo qualità invariata.

Il posizionamento non è casuale: Kabuto ha vinto il Red Dot Award 2026, riconoscimento internazionale per il design, a conferma di un’attenzione che l’azienda rivendica fin dalle origini del brand, unendo — come recita il claim aziendale — “design Made in Italy e precisione ingegneristica”.

Il contesto: la scienza del vuoto applicata al quotidiano

Kabuto non è un prodotto isolato, ma parte di un più ampio ecosistema firmato B!POD, che comprende anche Droid, un sistema sottovuoto per la conservazione degli alimenti che utilizza contenitori in plastica riciclata “ocean-bound” recuperata da fiumi e oceani, e Freshkeeper, una linea di buste compostabili con rivestimento brevettato ad alta barriera. Il filo conduttore, dichiarato dall’azienda, è portare “la scienza fuori dai laboratori”, trasferendo al mercato consumer un know-how tecnologico maturato in decenni di applicazioni industriali.

Con un premio internazionale già in bacheca e un problema concreto — e costoso — da risolvere per bar, ristoranti e hotel, Kabuto parte da una base solida. Se saprà conquistare la fiducia di un settore spesso cauto verso le novità operative, il piccolo tappo made in Milano potrebbe trasformarsi in uno standard silenzioso ma diffuso nelle cantine di sala di tutta Italia: la dimostrazione che, a volte, per innovare basta ripensare un gesto quotidiano.


Per informazioni: www.bipod.it

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