Dopo essersi diplomata in Interior Design allo IED di Milano, Ilaria innocenti nel 2012 ha dato vita al marchio ilaria.i con
il quale esprime la sua passione per la porcellana. L’abbiamo intervistata.

Dopo aver completato il corso di Interior Design allo IED di Milano ha creato il marchio ilaria.i specializzato nella produzione di piatti e di altri articoli per la tavola in porcellana. Come è avvenuta questa svolta nel suo percorso professionale?
Sono nata a Maranello in provincia di Modena. una zona molto importante per la lavorazione della ceramica, quindi prima di spostarmi a Milano per frequentare lo IED ho respirato questa tradizione. Diciamo pure che la mia formazione è incominciata da bambina quando mia madre, impiegata in questo settore, il sabato pomeriggio mi portava nel laboratorio dove lavorava. Crescendo, ho scelto un istituto d’ arte con indirizzo ceramico che ha contribuito alla mia prima formazione prima di frequentare lo IED una scuola che in effetti mi ha fornito un metodo di progettazione.
Che cosa la attrae del mondo della ceramica e dell’universo della tavola al quale le sue creazioni sono in gran parte indirizzate?
Ho esplorato il mondo del progetto in varie direzioni, ho disegnato divani, poltrone, mi somo cimentata con il tessile e molto altro, ma devo dire che ho sempre avuto una speciale attenzione per l’oggetto che sta sulla tavola perché l’ ho sempre sentito piu vicino al mio modo di essere, non a caso sono una collezionista di questi oggetti. In pratica è un settore del progetto che mi fa sentire più libera di esprimermi.
Quando è nato il suo marchio?
E’ nato nel 2012. Dopo i miei studi di interior design ho avvertito la necessità di lavorare di più sul prodotto e per farmi conoscere da un pubblico di professionisti ho iniziato a realizzare delle piccole autoproduzioni. Avevo infatti trovato degli artigiani che realizzavano i miei progetti. Con queste creazioni ho partecipato al Salone Satellite di Milano e ad altre fiere con lo scopo di crearmi dei nuovi contatti Nel frattempo un’azienda con la quale collaboravo mi aveva chiesto di progettare un regalo di Natale per i loro clienti. E cosi, visto che tra l’altro era un’azienda ceramica, ho realizzato dei piatti decorati. Questa è stata la prima volta che ho lavorato sul piatto…si è trattato quindi di un caso. I prodotti sono piaciuti ed evidentemente sono circolati e così qualche negozio ha cominciato a chiedermene altri . Con quel cliente dunque ci siamo accordati per realizzare una piccola produzione destinata ai punti vendita interessati. Da li è nato un po’ tutto, ho cominciato a capire le dinamiche vigenti nel campo del retail un settore che da subito mi ha stimolato molto.
Che tipologie di prodotti offre il suo brand?
Soprattutto piatti di diverse dimensioni, il nostro best seller è il diametro 16, utilizziamo però anche i piatti da 21 cm. Se il piatto da 16 cm è un pò trasversale perché lo si può utilizzare anche per decorare le pareti o come svuotatasche, il piatto da 21 cm è quello che decora la tavola durante i pasti. La nostra produzione include anche dei piatti più grandi da portata pensati per occasioni speciali come il Natale ecc.. Poi realizziamo i mug quindi delle tazze e da quest’anno realizzeremo anche delle piccole coppette adatte al contenimento del cibo ma non solo e poi delle tazzine da caffè.Il nostro fine è quello di offrire oggetti che rientrino nell’ambito del regalo, oggetti utili ma che esprimano anche un gentile pensiero per qualcuno a cui teniamo. Questo in fondo è il significato delle frasi che si trovano sugli oggetti che li rendono un po’ speciali. Sulla loro superficie infatti hanno un messaggio che si vuole comunicare . Non a caso infatti vengono scelti non solo per la loro utilità e qualità estetica ma anche per il pensiero che comunicano.
Ha un laboratorio?
Si, si trova a Sassuolo dove viene eseguita anche parte della decorazione dei prodotti. Io mi occupo della progettazione, la lavorazione è invece affidata ad un gruppo di esperti artigiani. Il nostro è un prodotto che definirei semi industriale nel senso che oltre alla parte industriale prevede l’applicazione a mano di decalcomanie.
Ha definito il suo un prodotto semi industriale, dunque un mix di industria e artigianato. Come spiega l’interesse che il fatto a mano ha riacquistato oggi?
Forse perché creare con le proprie mani per fortuna non è ancora qualcosa che possa essere delegato all’intelligenza artificiale.
Da dove trae ispirazione per i suoi decori?
Cerco sempre di indagare sulle emozioni che si provano in determinati momenti, durante un viaggio ad esempio, emozioni che poi cerco di sintetizzare in parole o brevi frasi. Ed è bello scoprire che le mie sintesi emotive vengono condivise da chi acquista il prodotto. Uno dei nostri best seller è il decoro “Dolce far niente” un’affermazione che molti italiani apprezzano e che agli stranieri strappa un sorriso perché ricorda loro l’attitudine di noi italiani a prediligere uno stile di vita rilassato senza lasciarci travolgere dai ritmi veloci della vita moderna. Un’’attitudine che forse abbiamo ereditato dai nostri antenati latini per i quali l’”Otium” era sempre qualcosa di produttivo, di creativo.
Ci sono tradizioni ceramiche che apprezza in particolar modo?
Amo molto viaggiare ed uno dei progetti a cui tengo di più sarebbe quello di dar vita a collaborazioni con artigiani provenienti dai vari paesi che visito. Dunque mi piacerebbe realizzare una collezione in Giappone, in Perù, o in Messico…insomma ci sono tante tradizioni ceramiche che mi attraggono e che potrebbero confluire nelle mie creazioni.
Che tipo di distribuzione ha il suo brand?
Abbiamo una distribuzione diretta attraverso il nostro sito ecc. poi una attraverso i rivenditori che sono almeno un centinaio in Italia oltre alle vendite in Europa, negli Stati Uniti, in Canada in Australia e in Corea.
Quelli che vendono i vostri prodotti sono soprattutto negozi specializzati in articoli per la tavola?
Sono in gran parte i cosiddetti Concept store che si caratterizzano quindi per la vendita di diverse tipologie di prodotti, dall’abbigliamento ai piccoli oggetti, poi certo ci sono i negozi che trattano l’arte della tavola, ma anche erboristerie e fioristi. Un insieme eterogeneo di punti vendita che si spiega con la versatilità del nostro prodotto.
Tornando al mondo della tavola, che caratteristiche deve avere secondo lei la tavola contemporanea? Deve essere ancora legata alla tradizione oppure può essere più libera, fantasiosa e “destrutturata”?
Sicuramente la mia è una tavola che si costruisce con il tempo, composta di una serie di pezzi che sono quasi dei piccoli oggetti da collezione. Sebbene realizzi delle nuove serie ogni sei mesi la mia è sempre una visione d’insieme. Con questo voglio dire che le diverse collezioni possono interagire sulla tavola senza problemi. Tempo fa’ avevo collaborato con un noto marchio, Vista Alegre e in quell’occasione avevo notato che i loro servizi, molto belli e importanti, si completavano nel tempo. Ossia ad una persona appena nata veniva regalato un primo pezzo della collezione e nei vari momenti importanti della vita venivano aggiunti altri pezzi fino a completare il servizio. Non voglio paragonare le mie creazioni a quelle di Vista Alegre che hanno lavorazioni molto raffinate, ma mi piace molto l’idea che una collezione possa crescere e completarsi nel tempo.
Qual è il suo acquirente tipo?
Direi che sicuramente è donna anche perché il nostro è un gusto molto femminile, di una fascia d’età che va più o meno dai 35 ai 55 anni.
Tra gli ambiti progettuali in cui ha lavorato c’è anche il tessile. Come, a suo avviso, questo settore contribuisce all’identità dell’ambiente domestico?
Ho lavorato come Art director per Karpeta un’esperienza che mi è servita per mettere a fuoco il mio linguaggio espressivo. I tappeti che ho progettato per questo brand erano infatti disseminati di segni molto espressivi che raccontavano ricordi ed emozioni. Il tessile ha decisamente un’importanza molto rilevante nella tavola nel senso che la completa e la vivacizza. Tra l’altro tempo fa’ avevo deciso di arricchire il mio marchio producendo anche tovaglie e canovacci da affiancare ai piatti e alle tazzine. Ho cercato un socio ma purtroppo non l’ho trovato. E’ un progetto che ho dovuto accantonare ma non è detto che non possa realizzarlo in futuro. In effetti i miei decori stanno molto bene sulla porcellana ma potrebbero essere usati anche su altri supporti!
Come Interior designer ha lavorato anche nel campo del retail. Quali sono i suggerimenti che si sente di dare ai negozianti per rendere il punto vendita un luogo attrattivo capace di vincere la concorrenza con l’e-commerce?
In passato ho progettato punti vendita, un lavoro che mi piace moltissimo. Oggi sfrutto questa competenza realizzando personalmente gli stand del mio marchio presenti alle varie manifestazioni fieristiche, curando ogni aspetto.
Nella progettazione di un negozio a mio avviso è molto importante prestare attenzione non solo all’ esposizione dei prodotti ma anche e soprattutto all’esperienza che il cliente ha all’interno del punto vendita che deve essere sempre positiva ed arricchente.
Mi riferisco alla creazione all’interno del negozio di momenti di condivisione capaci di renderlo sempre più un punto d’ incontro dove ci si sente a casa .So che non è un momento facile per i negozi tradizionali, ma, e qui parlo da loro frequentatrice, è davvero importante che resistano. La loro scomparsa infatti impoverirebbe in maniera incalcolabile il tessuto sociale e sarebbe un vero peccato.
Progetti per il futuro?
Come le ho detto mi piacerebbe realizzare collezioni in collaborazione con artigiani provenienti da tutto il mondo. E poi produrre altre collezioni come quella che ho chiamato “Cities”. Con questo progetto ho dato la possibilità ai negozianti di offrire un piatto su misura per loro, una personalizzazione legata alla città in cui il punto vendita si trova, In pratica ho realizzato vari piatti che recano il nome delle città in cui vengono venduti. Oltre al nome del luogo al negoziante è stata offerta la possibilità di personalizzare l’oggetto scegliendo tra otto decori e sei diversi colori . È una collezione che abbiamo lanciato nel gennaio del 2025 e visto il successo che ha avuto contiamo di portarla avanti per offrire ai negozianti un prodotto “su misura” capace di attrarre l’attenzione dei clienti sempre in cerca di prodotti di questo tipo.

Ilaria Innocenti
Dopo essersi diplomata allo IED di Milano ed aver esercitato la propria creatività in vari ambiti progettuali, nel 2012 Ilaria Innocenti crea ilaria.i, un brand che racconta emozioni quotidiane attraverso oggetti in porcellana decorata, come piatti, piattini e tazze. Ogni pezzo è pensato per essere regalato, utilizzato, esposto o collezionato.
A catalogo, oltre 100 prodotti tra piatti (formato 16 e 21 cm) e tazze. Ogni creazione è unica grazie al messaggio che il decoro fatto di parole, frasi, espressioni familiari, veicola, il tutto accompagnato da un’estetica delicata e contemporanea.
La porcellana ilaria.i è decorata in Italia con la tecnica della decalcomania, un processo semi industriale che unisce la precisione produttiva a gesti artigianali. Ogni decoro viene applicato a mano e cotto ad alte temperature (800–1000 °C), fondendosi con lo smalto e diventando parte permanente dell’oggetto. La tecnica di lavorazione rende i prodotti adatti ad un uso intensivo e utilizzabili nella lavastoviglie. Grazie alle sue radici modenesi – terra di ceramica e saper fare – Ilaria Innocenti segue da vicino ogni fase della produzione, garantendo qualità e flessibilità anche per i progetti su misura.
ilaria.i collabora con negozi, ristoranti, brand, wedding planner e privati, offrendo un servizio di personalizzazione capace di trasformare ogni oggetto in un progetto unico.
ilaria.i è disponibile online su www.ilariai.com e in una rete di rivenditori selezionati in Italia e all’estero.
Brand: ilaria.i
www.ilariai.com
Instagram:@ilariai.i_official

